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Notizie
Storiche
A
cura di ANTASICILIA-Onlus.
La Provincia di Messina.
Le coste, con strette
fasce di ciottoli, ghiaie e sabbie di erosione dei monti
dell'entroterra trasportate a mare dalle fiumare, sono
generalmente basse e rettilinee, nel versante tirrenico;
prevalentemente alte, in quello ionico. Dall'estremo
limite occidentale la costa bassa è interrotta,
a circa metà della sua lunghezza lungo il Mar
Tirreno, dal promontorio di Capo d'Orlando fino a Capo
Calavà e, fra i due grandi golfi di Patti e di
Milazzo, dai promontori di Capo Tindari, Capo di Milazzo
e Capo Rasocolmo; dallo stretto di Messina fino al limite
meridionale talora è precipite come a Capo Taormina
e Capo Sant'Alessio o ricca di scogli come nella zona
di Isola Bella. Alla foce del Fiume Alcantara (nell'attuale
comune di Giardini-Naxos), a Capo Schisò (formato
da un'antica lingua di lava, fuoriuscita dal cratere
etneo di Mojo, l'unico in provincia di Messina), incontriamo
le vestigia della prima colonia ellenica siciliana (Naxos)
che greci provenienti da Calcide nell'Eubea, guidati
da Teocle, fondarono nel 735 a.C.
L'estensione della costa e la
facilità dei molti approdi hanno favorito, in
ogni tempo, le incursioni dei pirati. Nel comprensorio
ne sono caratterizzante testimonianza la ricca presenza,
nei punti litoranei più emergenti, di torrette
di avvistamento, arabe e normanne, per il controllo
della costa, nonché i tanti insediamenti urbani
che, già arroccati nell'entroterra, in periodi
non più a rischio, si sono spostati stabilmente
lungo il mare, come possono dimostrare le attuali cittadine
di Caronia con Marina di Caronia, Naso con Capo d'Orlando,
Patti con Marina di Patti o Rometta con Rometta Mare,
nonché Mili San Pietro e Mili San Marco con Mili
Marina, Gàlati con Gàlati Marina, Giampilieri
con Giampilieri Marina, Scaletta Zanclea con Scaletta
Marina, Itàla con Itàla Marina o Alì
Superiore con Alì Terme.
Nel
Mar Tirreno, si stagliano le sagome delle isole che
Omero ha attribuito ad Eolo, dio dei venti, che di quei
luoghi aveva fatto il suo regno e che grazie a lui sono
state chiamate Eolie. Terre originatesi da antichissime
eruzioni vulcaniche, da trecentomila a centomila anni
fa, continuamente modificate nelle dimensioni e nell'aspetto
nel corso dei millenni, con una natura ancora aspra
e selvaggia nelle più distanti Alicudi e Filicudi,
con fenomeni vulcanici parossistici ed attivi nell'Isola
di Stromboli, con vulcanismo secondario e termale in
quella di Vulcano.
Tutto il territorio
è solcato da numerosi corsi d'acqua che si originano
dai principali rilievi dellentroterra e sono,
tipicamente, costituiti dalle ampie fiumare, che per
secoli sono state vie di collegamento tra il mare e
l'interno. Fra queste, nel versante tirrenico, ricordiamo
le fiumare di Tusa (con le opere d'arte moderna distribuite
per l'intera valle), di Santo Stefano (con l'argilla
per la produzione delle tradizionali ceramiche), di
Caronia, di Furiano, di Inganno, di Rosmarino (alla
cui foce era anche un porto) e di Naso e fra quelle
intorno a Messina, le fiumare di Boccetta o di Camaro
che per necessità veicolare sono state trasformate
in vie d'intenso traffico.
La provincia di Messina non è
certo conosciuta come provincia dei laghi, ma certo
non è mancante di zone umide che anzi sono le
uniche in Sicilia di alta quota; i suoi laghi spesso
incastonati fra i boschi sono splendide mete per turisti
in cerca di frescura e serenità destate
e certo luoghi propizi per fauna stanziale e di passo.
I più conosciuti sono il Lago Biviere di Cesarò
che è perenne e nelle cui acque vivono la testugine
palustre e le raganelle, il Lago Maulazzo, il Lago di
Ancipa che divide con la provincia di Enna, il Lago
Tre Arie alle cui acque può capitare di vedere
abbeverarsi i cavalli Sanfratellani, e i piccoli specchi
dacqua di Urio Quattrocchi, del Lago Pisciotto
o del Lago Cartolari.
Le montagne presentano la maggior
concentrazione di aree boschive dell'intera Sicilia,
più consistente nel territorio dei Nebrodi, più
spoglia, salvo che per alcuni rimboschimenti, nell'area
peloritana. I boschi di Agrifogli, Pini, Ontani, Aceri,
Querce, Lecci, Cerri, Roveri, Faggi, con la presenza
dei rari Tassi, sono rigogliosi e fitti, con alberi
anche plurisecolari. Nella zona interna di Caronia,
identificata come "cuore verde" della Sicilia,
sono anche presenti le querce da sughero, la cui corteccia
ha ripreso ad essere una grande risorsa economica per
il territorio.
Il ricco sottobosco,
con rivoli e cascatelle, con compatti tappeti di muschio
e con barbe di licheni (indici della salubrità
dei luoghi) distribuite nei rami e nei tronchi, è
l'ambiente ideale per preziose varietà floreali,
come orchidee e violette o narcisi ai bordi degli stagni.
Famigliole di maiali razzolano liberi nei querceti e
greggi, bovini o branchi di fieri cavalli Sanfratellani
(razza, affermatasi nei Nebrodi attraverso una lenta
selezione naturale, che trae nome dal comune di San
Fratello) pascolano allo stato brado un pò ovunque
nel territorio, accrescendone le suggestioni di terra
selvaggia.
Costa ed entroterra collinare,
in entrambi i versanti, abbondano di agrumeti, isolati
lungo la Valle dell'Alcantara (nelle zone di Motta Camastra
e Francavilla di Sicilia), oppure fitti e distribuiti
lungo tutta la fascia tirrenica che è stata denominata
"Costa dei Limoni". La fascia collinare interna
è ricca di vigneti e noccioleti, fichi, mandorli,
ulivi ed alberi da frutto che, con colture di frutti
di bosco, si estendono fino ai pascoli ed alla vegetazione
naturale dei boschi delle quote più alte.
Agricoltura, allevamenti e pastorizia,
usi civici dei boschi e le attività casearie,
dell'artigianato e della pesca proseguono secondo le
antiche tradizioni, trainanti per la moderna economia
del comprensorio. La pesca del pescespada è ancora
praticata con le particolarissime "spadare",
che si incrociano nelle acque dello stretto affollate
di traghetti per i collegamenti con il continente.
Abbondante
e varia la gastronomia; la cucina è, per le coste
e isole, principalmente a base di pesce, e per l'entroterra,
a base di carne di "ruspanti" animali cresciuti
allo stato naturale. Gustosissime la pasticceria (con
la famosa pignolata) e la gelateria (fra cui la buonissima
granita di limone), rinomati i suoi vini (come l'ottimo
malvasia di Malfa, nell'Isola di Salina).
Significative e ricche
anche le tradizioni e le feste religiose in tutto il
territorio. Alcune molto particolari come l'antichissima
festa del "Muzzuni" ad Alcara li Fusi, che
iniziata circa cinque secoli prima di Cristo, si perpetua
nell'odierna cristiana festa di San Giovanni Battista,
o come, fra le celebrazioni del periodo pasquale, il
carnevalesco miscuglio di sacro e profano della festa
"dei Giudei" a San Fratello o la fervente
processione del Crocefisso lungo le strette vie medievali
di San Marco d'Alunzio.
Tantissime realtà, ben
oltre quanto già evidenziato, concorrono a dare
fascino e valore all'ambiente della provincia di Messina,
le cui importanti risorse sono sostenute anche dalla
istituzione del Parco dei Nebrodi e delle diciassette
aree protette di terra e di mare.
Nel vasto territorio, alla ricchezza
paesaggistica e naturalistica, si affianca il grande
patrimonio di storia, arte e cultura conseguente all'antichissima
presenza di popoli indigeni o provenienti da terre più
o meno lontane, che, anche qui, come per le restanti
parti dell'isola, hanno impreziosito e resa unica la
Sicilia, lasciando, nelle tangibili vestigia delle aree
archeologiche e dei monumenti come nel linguaggio e
negli usi e costumi, il loro importante retaggio.
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